SILVESTRI si NARRA

Sono nato in Abruzzo il secondo, di quattro figli, da piccolo mi vergognavo, la nostra mi sembrava una famiglia numerosa.

Mi sento un sangue misto, meticcio, mio padre abruzzese, mia madre siciliana, mio fratello nato in Molise, e vivo a Firenze.

Nel mio lavoro questi suoni, radici, così diversi, sono stati una manna dal cielo, ti sembra di essere straniero ovunque, ci sono dei pro ovviamente, dei contro anche.

Il pro è che non sei mai anestetizzato a niente, e puoi cogliere dei luoghi e della gente quei dettagli che da dentro il più delle volte si perdono.

 

La mia infanzia scorre più che felice a Colle Marrollo, un paese di campagna, dove quando finalmente fecero l'asfalto, per me, fu una festa indescrivibile. La civiltà era arrivata, non saremmo più stati  li cafuni per quelli del paese accanto: Gissi.

Ma oltre alle cose belle, Colle Marrollo segna per me il primo grande conflitto. Sì perché là  vivevano per la maggior parte due famiglie: i Marrollo e i Silvestri, e visto che i Marrollo contavano 5 persone in più, il nome del paese fu loro…per un soffio avrei potuto dire di essere nato a Colle Silvestri, ma ci pensate!

Quello resta uno tra i periodi più belli della mia vita, là ho fatto le prime tre classi elementari, e l'ho fatta a casa mia, nel senso che dentro casa mia, fu ricavata in una sala la scuola del paese (non per polemica, ma avrebbero almeno potuto intestarci la scuola) e questo, la scuola a casa mia, mi piaceva, mi rendeva orgoglioso.

Della scuola ho tre ricordi: Angelina, la prima fidanzata, anche se lei non lo sapeva; le botte col righello e i ceci dietro la lavagna, della cara maestra D'Onofrio di Chieti; e le fette di pane di Giovanni D’Anniballe detto Sbilacchio.

All'epoca avevo anche un idolo, un semidio: mio padre. Era stimato in città, tutti gli chiedevano consiglio, venivano da noi a veglia, o per vedere il telegiornale alla nostra televisione. Lui aveva studiato, ed era per questo una sorta di guida.

Della famiglia di mia madre invece, ho raccolto le storie, le diversità, era tutto un altro mondo, famiglia di baroni decaduta, gli zii che sembravano Al Pacino ne “Il padrino”, e che mi facevano paura, il racconto di questo nonno fotografo che morì in nave, tutto aveva per me un alone di mistero, tutto era fantascienza.

 

Poi accadde il dramma, ci trasferimmo in una metropoli, senza confini, erano 15.000 persone: Lanciano. La fine. La non c'era la vecchia speranza di battere i Marrollo.

Firenze poco più tardi, fu la definitiva catastrofe. Mio padre insegnante si trasferì per lavoro, ma da quel giorno, non fu più il guru del paese.

Degli abruzzesi si dice "cuori forti e gentili", vi immaginate il passaggio ai fiorentini "cuore polemico e  irridente”?

 A nove anni iniziai a fare karatè, perché lo faceva mio fratello maggiore, siamo finiti: io vicecampione italiano e lui campione.

Sono cintura nera 2 dan, il karatè mi veniva facile, poi questo amore finì, e mi lasciò il mio tratto distintivo più noto, il naso storto, e un profilo da dracula.

Anche il liceo scientifico “Leonardo da Vinci”, lo feci per seguire le orme di mio fratello. E furono anche anni belli, i primi tre quanto meno, poi l'apocalisse, ci trasferiamo a Scandicci. Cambio liceo, e dove mi trovo: nella classe che raccoglie tutti i più boni della scuola. Mi ero appena disfatto del vecchio nome, dopo essere stato per anni “quattr'occhi in vetrina”, (strabico e con gli occhiali) che ci risiamo. Dovevo ripartire da capo.

Firenze per me fu dura. Se ci ripenso, la memoria va tutt'ora alla tenebrosa corsa, tra un lampione e l'altro, che facevo nel viale per arrivare a casa.

Si cresce, finisco il liceo, e mi iscrivo all'Isef, inizierò ad insegnare in alcune palestre, e come capita spesso, cioè per caso, incontrerò il mio futuro: la danza, e sboccerò, un po' alla volta, scoprendomi creativo.

E' proprio quando lavoravo in una palestra nota, che dovendo allenare un gruppo di danzatori, scoprii questo mondo e fu doppio amore, professionale e di vita.

Così conobbi Cinzia Cascianini, danzatrice, diventata poi mia compagna di vita.

 

A 22 anni iniziai la mia carriera di danzatore. Il mio insegnante, già alla prima lezione, mi disse che non avrei mai fatto niente nella danza, ma io perseverai.

Studiai da prima classico, poi jazz, modern-jazz e contemporaneo, e molto presto mi fu offerto di andare a lavorare in una compagnia a Nizza. Rifiutai, e non fu l'unica volta. Non volevo lasciare Firenze.

Ho lavorato in compagnie di contemporaneo, e jazz, ed ho girato l'Italia perfino con una compagnia di danze rinascimentali. Segno che perseverare non sempre è un errore.

Contemporaneamente alla danza, iniziai a studiare recitazione al prestigioso Laboratorio Nove, e al corso di recitazione dell'Arca Azzurra, di Ugo Chiti.

 

A 26 anni, mio malgrado, vengo chiamato al servizio militare. Trovai da lavorare all'interno di una palestra, con l'unico scopo di guadagnare due lire, per non mangiare in caserma. Le cose andavano tutto sommato bene, se non fosse stato che, una volta promosso a caporalmaggiore, alle mie reclute imposi le piroette invece delle flessioni. Ovviamente fui punito, e trasferito a Savona.

Tornato a casa iniziai a scrivere, e sperimentare le mie prime regie.

I primi lavori furono per la compagnia “La classe”, un collettivo di teatro e danza. Portava la firma mia e di Cinzia, con noi collaborarono gente del calibro di Francesca Taverni, Cristina Rizzo, e Filippo Martelli.

Dopo una vita in salita, sperimento anche la pigrizia.

 

Infatti, visto il successo dei primi format televisivi, scritti per l'emittente di Vittorio Cecchi Gori, un giorno mi chiama un tizio. Si presenta come Leonardo Pieraccioni, io non ci credo, penso ad uno scherzo, e gli riattacco sul muso. Era Leonardo Pieraccioni che voleva gli presentassi una scrittura per un film. L'aspetta ancora.

Ed è stato così anche con la moglie di Luciano Luna: Anna Luna, nonché sorella di Claudia Mori, la quale mi propose di scrivere delle sceneggiature, peccato che finì col passarmi di mente.

Ora vi spiego: visto che tutti sono soliti declamare i successi, io da rivoluzionario, ostento le musate artistiche. Apparentemente una follia, ma ha il suo senso, almeno nella mente di un artista.

E di musate, ce ne sono anche altre, come quando su Rai1 a Gran Premio, diretto da Pippo Baudo in prima serata, con accordi già presi per una tourneè estiva, tutti felicissimi del mio lavoro, mi impuntai su un pezzo che volevo fare, il risultato fu lo share che da 9 milioni, alla fine del pezzo, precipitò a 1,5.

Ma non mi sono mai fermato, mai arreso, mai perso in fondo. Ho imparato, questo si.

 

Erano gli anni novanta, respiravo i primi successi nazionali, terzo posto alla “Zanzara d'Oro”, prestigioso concorso comico, con tra gli altri Francesca Taverni; secondo classificato, a un punto da Andrea Buscemi, al concorso “Cavallo di Battaglia”, un’arena dove qualora il pubblico non gradiva le battute, era legittimato ad insultarti. Molti premi, fino all'invito da Diego Abatantuono al Ciak di Milano, dove nella stessa serata ci esibimmo io, e Antonio Albanese.

Oltre ai concorsi iniziai l'attività di docente di teatro e direzione artistica del Teatro Dante di San Sepolcro, e del Teatro Comunale di Pieve Santo Stefano, dove inoltre teatralizzai per cinque anni i diari finalisti per l'Archivio Diaristico con Saverio Tutino, Paolo Rossi, Natalia Gilsburg, Nanni Moretti e Vinicio Capossela, tra le personalità con cui ebbi a che fare.

Realizzai anche le regie a Palazzo Vecchio, del Museo dei ragazzi, regie in parte ancora usate per le visite.

Insieme ai successi, contemporaneamente se ne andava un pezzo enorme di me, mio padre.

Venne a mancare quando stavo lavorando per Rai 3 Toscana. Corsi in Abruzzo, lì per lì non me ne resi conto, realizzai solo dopo mesi che mio padre non c'era più. E' un vuoto mai colmato.

 

Il mio sodalizio televisivo inizia quando fui chiamato con l'Ente Teatrale Italiano che mi commissionò di promuovere le stagioni teatrali del Teatro La Pergola di Firenze e del Teatro Duse di Bologna.

Fu con quei programmi che mi tuffai definitivamente nel lavoro. La televisione da li prosegue con vari format satirici, da me scritti e diretti per TMC2, Rai 3 e altre emittenti locali.

Collaborai con le Iene. Girai Carabinieri, la fiction per canale 5, un cast di professionisti e non solo, in una scena ebbi anche a che fare con l'allora ex miss Italia... doveva dire una parola, una, e non riusciva a ricordarla, nonostante il gobbo ...dovetti trattenere le risa.

Ho fatto speaker, dando voce a prestigiosi musei e opere, tra cui il Colosseo, Reggia di Caserta, Musei Capitolini, e collaboro con la casa di produzione Diaframma, recitando per varie pubblicità internazionali.

Nel 2002 nacque Nina, con Cinzia pensammo ad un nome breve, che scaldasse il cuore.

 

In quegli anni fondai la compagnia teatrale de I Teatri dell'Invasione, che per statuto artistico si divideva fra lavori televisivi, teatro tradizionale e teatro alternativo, (nei bus, nei bar, nei luoghi delle istituzioni).

Con la compagnia affrontai due mostri sacri della drammaturgia comica internazionale: Francis Veber e Neil Simon, riscrivendo e mettendo in scena: La cena dei cretini, Il prigioniero della seconda strada, Il rompiballe, Rumors.

 

Arriviamo ai giorni nostri, realizzando altri formati televisivi e per il web e inizia la collaborazione con Rowena Giacomelli, e con lei partoriamo Bugie sott'olio, E' finita la pacchia, La testata, Le interviste angeliche, Un dolce per te.

Al contempo inizia la mia fruttuosa collaborazione con il Liceo Artistico “Piero della Francesca” per la sezione multimediale. Uno scambio illuminato che segna per primo la nuova pagina della mia carriera.

Dopo anni di televisione, satira, e ironia, riapro al drammatico, e trovo risposta ad una domanda esistenziale: cosa lasciamo a questo mondo? I figli? Il Lavoro? Cosa?

Io, mentre affronto il mio percorso di uomo, mentre delineo la mia anima, mi sono dato la mia risposta, per ora: “..io sono un artista che vuole lasciare un'impronta, dentro di se...”

Da qui, assieme anche a Rowena, nasce “Pari o Dispari?”, un progetto socio-artistico, in cui ho cercato e sto cercando, di far fruttare tutta la mia esperienza nel costruire con i ragazzi, una società più consapevole.

Pari o Dispari? Si occupa di ogni forma di discriminazione, un progetto importante, che ha visto coinvolti molti istituti toscani, finanziato dalla Regione Toscana, realizzato con teen-ager. E' nato un blog, e prodotti video e cortometraggi che parlano di omofobia, bullismo, differenze di genere, e razzismo. Per me è una cavalcata esaltante in mezzo ai ragazzi.

Contemporaneamente, sto lavorando al progetto, con la Fondazione Il cuore si scioglie, per la scrittura del musical, e regia sugli attori, dello spettacolo “Coop mia!”, anche questo un viaggio inedito, nel quale un numeroso gruppo di dipendenti Coop, ha avuto l'opportunità di sperimentare e imparare l'arte, di scoprirla, e di realizzare uno spettacolo che vede al centro i valori di Coop e di tutti.

 

La mia vita continua, adesso in nuove forme, sperimentare e fare nuovi viaggi è la natura di un sagittario ascendente acquario, ma la cosa più bella è non viaggiare soli. Il viaggio adesso è con voi.

© 2015 by STEFANO SILVESTRI

stefanosilvestriregista@gmail.com

sede a Firenze (FI) - Toscana - Italy

 

 

Si ringrazia per il materiale fotografico: Niccolò Vonci, Maurizio Mugnaini, Alessandro Palmieri, Monica Brini.

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